Magie della Pietra di Luna

splendori della scagliola italiana

Con la mostra

Magia della Pietra di Luna
Splendori della scagliola italiana

l’Associazione Culturale Euripide 7
prosegue nel suo intento di coordinare mostre,
presentazioni, eventi e aste a scopo benefico.
Si potranno scoprire la bellezza e il fascino di questa
antica tradizione che ebbe nei secoli XVII e XVIII il
proprio apice, tra Rinascimento e Barocco.
Molte delle opere d’arte esposte in questa mostra sono
provenienti dalle collezioni di Giovanni Setti, di Carpi
e di Bianco Bianchi, di Firenze.

STORIA DELLA SCAGLIOLA

Scagliola è il nome di un minerale, la Selenite,
più fantasticamente detta Pietra di Luna.

Scagliola è anche detta la tecnica artistica mediante la quale si creano intarsi con una particolare mescolanza, detta “meschia“, di pigmenti colorati e colle naturali con la polvere di questo stesso cristallo. Già nota ai Romani, la scagliola rinacque a Carpi, in Emilia, nel Seicento. Il più noto maestro, le cui opere sono conservate nella cattedrale di Carpi, è Guido Fassi.
Raffinato scagliolista, nacque a Carpi nel 1584. Le commesse dei nobili per la decorazione delle chiese iniziarono a dare vita a questa tecnica straordinaria: grazie al loro successo, gli stessi committenti chiesero opere di carattere profano per le loro dimore.
Inizialmente, si fecero decorazioni geometriche a finti marmi su opere a carattere architettonico.
In un secondo momento, si svilupparono le applicazioni su paliotti d’altare, tavolini, quadretti e pannelli per mobili.

L’arte della scagliola, come abbiamo già detto,  rinacque in periodo Barocco in Emilia.
il primo Maestro, di cui abbiamo già PARLATO SOPRA, è GUIDO FASSI di Carpi.
I suoi nipoti e i suoi allievi diedero vita alla produzione carpigiana e poi Emiliana su cui
si incentra la nostra mostra.
Nel XVIII secolo le manifatture fiorentine e toscane superarono quelle emiliane.
I maestri e le opere che segnano la storia della scagliola sono principalmente
emiliani e toscani, ma va ricordata anche una interessante attività in val d’Intelvi
in Lombardia e una napoletana.
Di seguito, troviamo cenni storici dei più rinomati autori.

ANNIBALE GRIFFONI Nato a Carpi nel 1618 – 1619 era nipote ed anche allievo di Fassi.
Proseguì l’attività dello zio, ma arrivò a creazioni più decorative con l’uso di ornamenti in bianco-nero
che ricordano le incisioni. Nei suoi lavori sono frequenti i riferimenti agli intarsi in madreperla,
osso, avorio di derivazione fiamminga o veneziana.

CARLO FRANCESCO GIBERTONI Carpigiano, si hanno notizie dal 1614 al 1646.
Fu allievo e collaboratore del Fassi, con cui preparava fondi di scagliola su cui poi dipingeva ad olio
scene sacre e profane che richiamavano, nel gusto, le lavorazioni in pietra dipinta
molto richieste dalla committenza dell’epoca.

FRANCESCO GIBERTONI nato a Carpi il 1635. Lavorò in Toscana e probabilmente era
parente di Carlo Francesco. Si firmò “Carolus Gibertonius” in alcuni piani di tavolo con
motivi ad effetto trompe-l’oeil, come oggetti e strumenti per il disegno, carte da gioco, nature morte.
Di lui si ricorda anche una serie di piani di tavolo con carte geografiche dettagliate fin nei minimi particolari.

GIOVANNI GAVIGNANI nato a Carpi il 1632 fu uno dei primi iniziatori della scagliola per l’utilizzo
sapiente di nuove soluzioni decorative e per la perfezione del suo graffito. Fu apprendista di Fassi.
Il suo capolavoro è il “Paliotto di S.Antonio da Padova”, firmato e datato 1652, in bicromia bianco-nera
con un decoro di pizzi finissimi  ad imitazione dei tessuti e delle stoffe ricamate.

SIMONE SETTI modenese di nascita si formò nella bottega del Gavignani.
Si hanno sue notizie dal 1659, 1666 e 1668. Mano sapiente e decisa, lavorò quasi esclusivamente
in bicromia bianco-nera con un vasto repertorio di motivi decorativi riccamente eseguiti e
piani di tavolo con la tecnica del graffito.

GIOVANNI LEONI Membro di una famiglia di scagliolisti attivi per due generazioni (era fratello di Ludovico Leoni)
tra il XVII ed il XVIII secolo,  lavorò in Emilia, Lombardia, Liguria e Piemonte ma la sua fama superò anche i confini nazionali.
Si formò presso la bottega di Annibale Griffoni. Conosciuto per la ricercatezza dei suoi lavori in scagliola policroma
riccamente dettagliati: sono famosi i due grandi stipi firmati e datati 1681 che oggi si trovano al castello di
Konipiste – Praga (Repubblica Ceca).

LUDOVICO LEONI nato a Carpi nel 1637 e morto a Cremona nel 1727.
Fratello dello scagliolista Giovanni Leoni lavorò nelle zone di Cremona, Parma e Lodi.
La prima opera nota, firmata e datata 1661, è un paliotto facente parte di un ciclo di nove che
alterna motivi geometrici a composizioni floreali. Caratteristica dei suo lavori, principalmente paliotti,
sono l’abbinamento di architetture prospettiche con scene sacre a colori o in bianco-nero.

ENRICO HUGFORD nato a Firenze il 1695 da famiglia inglese, il suo vero nome era Ferdinando: lo
cambiò in Enrico quando divenne monaco nel Monastero benedettino di Vallombrosa.
Dopo il trasferimento al convento di Marradi apprese l’arte della scagliola.
Il suo maestro fu il monaco Salvatore Perrier. Nel 1731 tornò a Vallombrosa dove iniziò a lavorare la scagliola.
Seppe poi ampliare le potenzialità della scagliola trasformandola in “altra”
pittura che raffigurava vedute marine, fiori, animali, ritratti.

PIETRO SOLARI (notizie prima metà sec. XVIII) Si tratta del testimone più importante della
produzione lombarda di manufatti di scagliola in Val d’Intelvi.
Seppe organizzare, sulla scia delle “botteghe” carpigiane, una propria azienda familiare dove
lavorava con il fratello Giacomo e col figlio Francesco

Il loro stile si caratterizzò per l’impiego di fondi neri con partiture dai sottili profili geometrici che
simulavano intarsi di pietre dure, motivi vegetali delineati e trattati con colori vivaci,
ben contrastanti con fregi e girali classicheggianti.

LAMBERTO CRISTIANO GORI nato a Livorno nel 1730 apprese la tecnica del
“lavorare in scagliola” da Hugford. La sua produzione toccò i più alti livelli della
scagliola fiorentina nella rappresentazione della natura morta, vasi di fiori e paesaggi.
Con lui l’allievo superò il maestro.

LORENZO BONUCCELLI (O BONICELLI O BONONCELLI) Toscano della II metà del XVII secolo.
Di lui si ricordano i soggetti a trompe-l’oeil e i ricercati effetti naturalistici con fiori riccamente dettagliati
che inseriva in piani di tavolo o pannelli, come quelli realizzati per il Palazzo Reale di Torino.

A cavallo tra il Settecento e l’Ottocento la scagliola fu adottata anche in Toscana, ed ebbe successo soprattutto
grazie al mecenatismo del Granduca Pietro Leopoldo.

Enrico Hugford con Lamberto Cristiano Gori ed i fratelli Della Valle furono gli epicentri attorno
ai quali si concentrò la maggior parte della produzione.
Dalla metà dell’Ottocento, tuttavia, quest’arte cadde nell’oblio e si deve a Bianco Bianchi,
un appassionato ricercatore, se oggi non solo è stata riscoperta, ma è veramente rinata.

Le opere in mostra

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TOUR VIRTUALE DELLA MOSTRA

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Bianco
Bianchi

il laboratorio
e
la collezione

Bianco Bianchi (1926-2006) benché impiegato coltivava una fervida passione per l’arte e la pittura.
Per dieci anni, dopo aver visto scagliole antiche, dedicò il proprio tempo libero a ritrovarne la formula, ormai perduta.
Fu il figlio dello scrittore Giuseppe Prezzolini ad accorgersi di lui e Bianco fu invitato a tenere una mostra negli USA con i propri primi manufatti artigianali. Fu un successo: diventò famoso ed apprezzato, prima negli Stati Uniti e poi in Italia.

Lasciato il lavoro al ministero, Bianco si dedicò completamente alla scagliola, sia producendo nuovi oggetti, sia restaurando e raccogliendo pezzi d’epoca, creando una collezione che, per la varietà delle tipologie e delle zone di produzione attestate, costituisce una delle raccolte più ricche e complete. Attualmente conta ben 130 pezzi (tra interi e frammenti), datati dal XVII al XIX secolo.
Oggi i figli Alessandro ed Elisabetta, ed il nipote Leonardo, che hanno ereditato la stessa passione, affiancati da

validi collaboratori, continuano a produrre capolavori con la stessa procedura antica collaborando con decoratori e architetti nella realizzazione di interni e di una vasta gamma di manufatti.
I loro pezzi unici, tra cui tavoli, pannelli e oggettistica decorano le case più belle del mondo.
Celeberrimo il loro tavolo con una testa di Medusa, realizzato per la Villa di Versace, che ispirò lo stilista allora alla ricerca di un logo per le proprie collezioni.

LA TECNICA DELLA SCAGLIOLA

Si comincia riportando la traccia del disegno sulla lastra che funge da supporto, in marmo, pietra o di scagliola stessa.
Il perimetro del profilo ornamentale deve essere inciso.
Si prosegue con lo svuotamento della parte interna al contorno del disegno, ottenendo così l’alloggiamento dove deve essere
colato l’impasto di scagliola (un mix di colori, colle naturali, pigmenti naturali e gesso).
Dopo ogni inserimento di colore si deve sempre procedere con fasi di levigatura e stuccatura per avere un piano quanto più liscio possibile.
I dettagli ed i tratti sono ottenuti con un bulino, con piccoli segni decisi.
Il graffito a propria volta viene riempito con la scagliola e rispianato con abrasivi finissimi.
Infine si lucida con olio, cera e le “pietre lucidanti”.

RINGRAZIAMENTI

Euripide7 desidera ringraziare gli esperti, gli amici ed i collaboratori che hanno contribuito alla realizzazione di questa mostra.
Un dovuto omaggio va ad Alessandro Bianchi, di Firenze, esperto e curatore delle schede, che ha generosamente messo
a disposizione alcuni dei pezzi di famiglia: Marina Setti, di Carpi, ha con squisita cortesia concesso molti altri dei capolavori presentati.
Massimo Bellotti ha curato con passione la grafica; siamo grati a Maurizio Zambruno per tutta l’opera di messa a
disposizione delle informazioni online. La flessibilità e la bravura di Vasile Nasui meritano una menzione particolare.
Un riconoscimento a Marisa Addomine, per la sua attività di coordinamento generale.

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